Parkour e Freerunning a Ostuni

Parkour e Freerunning a Ostuni

15 dicembre 2013

Correre veloci e silenziosi, senza che i passi facciano rumore: c’è un’intesa particolare tra la strada e i piedi di un traceur.
Vedere ogni possibile strada per raggiungere un obiettivo, senza fermare la propria corsa, trasformando ogni ostacolo in un aiuto per salire più in alto, avvicinandosi al traguardo.
Percepire tutto: ogni angolo, curva e gradino, ogni possibile appiglio, ogni deformazione della strada, ogni lieve irregolarità del terreno.
Entrare in una dimensione ovattata della realtà, dove ogni elemento di distrazione, semplicemente, svanisce: ora c’è solo il tuo corpo, i tuoi passi veloci sul terreno, il battito del cuore che scalda il sangue, che fa sudare, che affanna il respiro. Solo tu, veloce e silenzioso, e il tuo traguardo, laggiù.
Correre più veloce, ancora più veloce, finché le gambe non fanno male… e poi correre ancora.

Sono queste le sensazioni che il parkour mi racconta, quello che provo ogni volta che mi alleno… e il pomeriggio di allenamento di parkour insieme a Grian, durante il mio viaggio tra Bologna e Lecce, ne è stata una prova particolare.
Fare parkour a Ostuni è stato qualcosa di straordinario: inserire la pura libertà di espressione del movimento nei borghi del centro storico ha trasformato un allenamento di parkour e freerunning in un pomeriggio di fuga completa dal mondo.

Alcuni distinguono nettamente le discipline di parkour e freerunning, ma penso che si possano entrambe ricondurre a un unico concetto: riscoprire la libertà, la sfida e l’emozione del movimento.

Le nostre routine quotidiane spesso ci abituano a rispettare precisi schemi comportamentali e codici comunicativi, a evitare barriere che ci spaventano e che spesso ci costruiamo da soli, in una masochistica tendenza ad ostacolarci… come se non bastassero già, i problemi veri che abbiamo ogni giorno.
Riscoprire le capacità del proprio corpo, le infinite possibilità di movimento che spesso dimentichiamo, ci aiuta ad affrontare e superare gradualmente i nostri limiti… finché un bel giorno scopriamo che questi limiti non sono più solo quelli fisici, ma che aprire la nostra mente ci permette di superare qualsiasi limite: l’esame che non hai mai affrontato, l’occasione che non hai mai colto, le parole che non le hai mai detto, le scuse che non hai mai chiesto.

Dare forza al proprio corpo è dare forza alla propria mente, accettando soprattutto i propri errori, e imparando da questi.
Come dice Grian: Se non cadi mai, avrai sempre paura di cadere.

Ed è proprio così che funziona, non solo nello sport, ma nella vita: bisogna sapersi esporre per scoprire cose nuove, bisogna saper sbagliare per crescere.
Non esiste ostacolo che tempo, volontà e coraggio non permettano di superare, e comunque vada non bisogna temere le altezze: l’orizzonte si vede dall’alto.

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Qual è invece la vostra esperienza? Come vi fa sentire praticare il vostro sport?
Raccontatelo nei commenti a questo articolo, o parliamone su Facebook 😉

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matteomalagutti

Solo la fotografia riesce a catturare quel fuggente istante di perfezione nascosto in ogni luogo, e in ogni cosa. Ho viaggiato e fotografato molto, ma spero che questo sia solo l'inizio.

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